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Rapiti dalla Thailandia

4 Giu 2020

Mondo

Tempo di lettura: 4'

Rapiti dalla Thailandia

L’Asia ti ammalia, ti seduce, ti rende libero nello spirito e nella mente a tal punto da non poterne più fare a meno

d.C.

Le falesie calcaree in Thailandia
Le falesie calcaree in Thailandia

Gli zaini sono quelli che solitamente utilizziamo per i viaggi più impegnativi ma nonostante il lungo periodo che saremo fuori la meticolosa preparazione atta all’azzeramento del superfluo, ci garantisce di custodirli nella cappelliera sopra di noi; andiamo in Thailandia.

La partenza durante il freddo mese di gennaio è resa mite dall’eccitazione per un’avventura sognata da tempo. L’impatto all’arrivo con la caotica Bangkok è strabiliante, lussuosi hotel grattacielo si alternano a lunghe baracche dove la vita di tutti i giorni scorre serena tra una povertà evidente, ci perdiamo tra le strade di Chinatown sotto gli sguardi curiosi degli abitanti del quartiere senza mai essere in pericolo.

Bangkok dal fiume Chao Phraya
Bangkok dal fiume Chao Phraya

La differenza di temperatura con l’Italia è evidente, siamo ben oltre i trentacinque gradi ed il nostro corpo risente dello sbalzo termico dovuto dalla differenza di stagione, mentre qui siamo in piena estate ai nastri di partenza nel bel paese erano da poco terminate le vacanze natalizie. TUTTO MOLTO BELLO! Lady_C ha le idee chiare, come sempre, dopo qualche fermata di metro andiamo a visitare il mercato di Chatuchak. Banchi di vestiti scarpe e borse sono presi d’assalto ma noi seguiamo i profumi che provengono da quelli del cibo ed iniziamo il nostro percorso sensoriale tra lo street food locale che è talmente vario e complesso e si rivelerà un viaggio nel viaggio. Il fuso orario inizia a farsi sentire è giunto il momento di rilassarsi con un tuffo in piscina ed un idromassaggio al quindicesimo piano del nostro hotel.

Colazione abbondante ed il giorno dopo siamo pronti a scoprire la zona più visitata della città. Partiamo dal quartiere di Talat Noi, dove da sempre sono radicate le comunità cinesi, che raggiungiamo con la nostra prima esperienza in tuk-tuk i pittoreschi taxi che nel sud est Asiatico spopolano. In barca poi attraversiamo uno dei due principali fiumi della Thailandia il Chao Phraya che ci conduce ai piedi del fantastico Wat Arun un complesso di templi buddisti che mi cattura particolarmente, il sali e scendi degli arcigni gradini avviene durante un silenzio surreale mentre il groviglio di questa costruzione che si erge in altezza regala un’emozione particolare in un’oasi di pace.

Proseguiamo la nostra scoperta nel complesso del Wat Pho dove accediamo alla zona sacra attraverso sedici cancelli custoditi da statue di guardie giganti, l’ampia zona è un susseguirsi di templi edifici e manufatti ma a dominare la scena è sicuramente il tempio del Buddha sdraiato, 46 metri di lunghezza e 15 di altezza ricoperto d’oro con occhi di madreperla e piante dei piedi raffigurate da scene augurali: SUPERFANTASTICO!!!

il buddha sdraiato più grande del mondo
il buddha sdraiato più grande del mondo
Wat Arun
Wat Arun

Il prossimo passo non può che essere il Palazzo Reale dimora del Re di Thailandia, stupefacente diviso in quattro zone: cortile esterno, cortile interno, cortile centrale fino all’arrivo in prossimità dello sfarzoso Buddha di smeraldo sicuramente una delle statue più venerate.

La giornata prosegue faticosamente ma con enorme soddisfazione riusciamo a scoprire tutto ciò che ci eravamo prefissati, al calar del sole un violaceo cielo appare dietro le costruzioni reali e ci accingiamo a consumare una cena autoctona a base di cavallette e shot di tequila… Alzataccia il giorno seguente, tenete presente che il traffico in città è spaventoso e se avete un aereo dovete muovervi con largo anticipo.

Il Palazzo Reale di Bangkok
Il Palazzo Reale di Bangkok

L’aeroporto locale di Don Mueang è quello dei voli interni dove la compagnia Air Asia garantisce facili spostamenti, noi ci dirigiamo a Chiang Mai nella parte settentrionale fra montagne e foresta. Con un pick-up ci inoltriamo nella verdeggiante giungla dove passiamo qualche ora insieme agli elefanti che popolano la zona, rassicurati dai gestori dell’elephant park sulle condizioni in cui vivono i mastodonti ma tenerissimi mammiferi. I nostri viaggi sono sempre colmi di avventura ed esperienze e non c’è praticamente mai spazio per prolungato riposo ma siamo contenti così, è arrivato il momento di scoprire alcune delle più belle isole della Thailandia.

Come prima tappa scegliamo Koh Samui, la foresta pluviale ed il colore delle acque regalano contrasti naturali eccitanti anche quando le nuvole spesso presenti coprono il cielo e riversano forti acquazzoni che sono una costante da queste parti. Siamo rimasti colpiti dall’organizzazione impeccabile per quanto riguarda tutti gli spostamenti che abbiamo affrontato. Durante l’escursione che avrebbe dovuto portarci a Ko Tao il mare era agitatissimo, con difficoltà siamo riusciti a rimanere seduti mentre navigavamo ed una volta scesi a Koh Nang Yuan abbiamo deciso di rimanere li senza proseguire ulteriormente. La scelta si è rivelata felice, “naufraghi” per un’intera giornata in una delle più belle isole della Thailandia.

Koh Samui
Koh Samui

Dopo tre giorni ci mettiamo nuovamente in viaggio, un lunga traversata in autobus e qualche ora in barca: arriviamo a Krabi. Questa è la costa ovest famosa per le falesie calcaree meta perfetta per gli appassionati di arrampicata che possono esibirsi in vie tracciate di ogni difficoltà in uno scenario mozzafiato.

Particolarmente indicata per questo sport è la spiaggia che più ha segnato un solco indimenticabile nel mio cuore, Railay beach. La mia inclinazione per tutto ciò che è verde trova estasi lungo questa spiaggia dalle acque su cui si specchia la rigogliosa vegetazione circostante, profumi intensi e silenzi assordanti completano l’opera d’arte naturale. Con le long-tail boat, imbarcazioni di legno, facilmente raggiungiamo Maya bay il cui splendore surreale è stato reso noto dalla pellicola cinematografica The Beach con protagonista un giovanissimo Leonardo Di Caprio.

Maya Bay scenario del film The Beach con Leonardo Di Caprio
Maya Bay scenario del film The Beach con Leonardo Di Caprio

A Krabi riusciamo a mangiare a casa di signore che sui loro rudimentali braceri cuociono il pesce pescato giornalmente in cucine fatiscenti che esaltano la nostra voglia di scoprire le abitudini locali, una sera per gioco proviamo a contare quante delle persone che conosciamo mangerebbero dove siamo seduti; il numero finale non supera le cinque dita di una mano.

Manca qualcosa però, vogliamo un contatto estremo con la natura, dove se non a Koh Phi Phi? Ci sistemiamo in una casa di legno su un albero, c’è un secchio colmo di acqua da utilizzare per lavarsi i piedi prima di entrare, di notte si sentono le scimmie camminare sul tetto e lo spartano bagno è sempre pieno di gechi: TUTTO MOLTO BELLO!!! Ci imbattiamo nelle simpatiche scimmiette su Monkey beach dove sono molteplici ed abituate alle visite sempre pronte a rimediare cibo e giocare con i bagnanti. Con estremo wild mood voliamo a Bangkok per l’ultima notte prima di tornare a Roma dove sarà difficilissimo camminare nuovamente con le scarpe ed utilizzare le posate per mangiare piuttosto che camminare scalzi e cibarsi con le mani.

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