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Una giornata surreale

15 Mar 2021

Italia,Viaggi

Tempo di lettura: 3'

Una giornata surreale

Tutto apparve sin da subito strano tranne quando ci incontrammo e i nostri sguardi s’incrociarono.

L’appuntamento era dei più classici, fermata della metro Repubblica e poi subito pinta di Guinness all’irish in via Nazionale. Sapevamo benissimo di trovare serrate le serrande del pub ma decidemmo di passare ugualmente davanti la triste entrata. Roma era semi deserta, il lockdown finito, almeno per qualche mese, e la nostra voglia di viaggiare scorreva incessante e frenetica dentro di noi.

Daniele e Mauro
La soddisfazione dopo la forzata reclusione

Er Tigre portava sulle spalle l’immancabile zaino vuoto in onore dei vecchi tempi, perché non ripartire da Roma? La parola ripartenza in quel periodo era sulla bocca di tutti, il mondo intero tentava di lasciarsi alle spalle una delle pagine più buie di sempre: UNA VERA E PROPRIA CATASTROFE.

La mia intenzione però non è quella di approfondire la pandemia dovuta al COVID-19 ma raccontare ai nostri lettori cosa provai il primo giorno di LIBERTÀ una sensazione repressa per troppo tempo, difficile da gestire per una mente nomade come il sottoscritto.

Le strade del centro sembravano quelle di una notte di metà ottobre quando il clima ancora mite profuma d’inizio autunno, una delle stagioni migliori per godere della “Grande Bellezza” che la capitale d’Italia regala puntualmente. Non è affatto notte però, il sole domina l’azzurro cielo nella classica posa che assume solitamente a mezzogiorno e la temperatura molto calda ci introduce al mese di maggio. Decidiamo di tagliare la città percorrendo a piedi le lunghe sponde del biondo Tevere, seguendo i nostri luoghi del cuore fra storia cultura ed una buona dose di baldoria. Da via dei Serpenti arriviamo al Rione Monti, “casa nostra”.

La cosa che più ci colpisce è il fruscio dell’acqua che scorre dalla fontana dei Catecumeni in piazza della Madonna dei Monti, impensabile percepire quel suono soave anche stando per ore seduti sulle scalette a breve distanza dalla foce, almeno in altri tempi.

Mauro e i fori imperiali
La bellezza di Roma trafigge sempre lo sguardo più attento

Il pittoresco storno di gabbiani ci introduce in via dei Fori imperiali e se non fosse per la nutrita schiera di pennuti “fuori misura” non incontreremmo anima viva fino all’imponente Altare della Patria che senza la folla di sempre sembra ancora più immenso. Lo sguardo in direzione dell’Anfiteatro Flavio stringe a morte il groppo in gola, non abbiamo il coraggio di incamminarci verso quello che da sempre è il simbolo di Roma, una delle sette meraviglie del mondo, visitato da un numero straripante di turisti ogni anno, è li completamente abbandonato a se stesso, guarda afflitto l’Arco di Costantino ed entrambi sembrano chiedere compagnia alla Basilica di Santa Francesca Romana che timidamente si mostra di spalle.

Sconcertati ed in religioso silenzio continuiamo il nostro viaggio in città. I chilometri accumulati sono ragguardevoli ma per nulla stanchi continuiamo a cercare un pò di normalità senza ottenere i risultati sperati. Attraversiamo a memoria le strade del centro in una città che improvvisamente non conosciamo affatto. Quell’aria guascona e sfrontata conosciuta in tutto il mondo si è sciolta come le “grattachecche” lasciate per alcuni minuti sul muretto davanti l’isola Tiberina.

Altare della patria
Tutta l’imponenza dell’Altare della Patria illuminato dal sole.

Er Tigre imbocca deciso via del Governo Vecchio. Il forte odore di naftalina ci introduce sulla via dello shopping vintage per eccellenza, i negozi dell’usato si alternano in un cumulo di panni ammassati degni di accumulatori seriali di professione. Giacche variopinte camice a fiori occhiali con montature anni settanta e pantaloni a zampa sono messi in disordine con ordine da ormai troppo tempo. I menu dei ristoranti turistici della zona appaiono sbiaditi dalle intemperie meteorologiche, su alcuni di loro inizia ad arrampicarsi del muschio che trova terreno fertile sotto l’ombra perenne. L’ultimo tentativo di poggiare i gomiti su di un bancone di legno impregnato di birra svanisce dinnanzi l’ennesima serranda abbassata da tantissimo tempo, quella dell’Abbey Theatre.

Ci lasciamo alle spalle la lunga e stretta strada di sampietrini che costeggia Piazza Navona e ci ritroviamo sotto le statue di angeli dalle espressioni cosi marcate da sembrare vive che dominano il ponte fatto costruire nel 134 dall’imperatore Adriano. Il fiume scorre sotto di noi, l’Arcangelo Michele in vetta a al Mausoleo di Adriano (Castel Sant’Angelo) rinfodera la sua spada come nell’apparizione del 590 dopo la quale cessò la peste a Roma, che sia di buon auspicio…

Castel Sant'angelo
Si ode il biondo Tevere mentre si cammina su ponte Sant’Angelo.

Non ci rimane che Trastevere. Piazza Trilussa sembra il set cinematografico di “To Rome with love” di Woody Allen. La primavera a breve lascerà il posto all’estate ed è nel suo momento più esplosivo, i colori ed i profumi dei fiori sono intensissimi, le erbe rampicanti sembrano attraversare le porte di legno dei ristoranti chiusi da mesi. Ancora una volta uno dei quartieri più popolati e vivi di Roma è abbandonato e privo di anima.

Bar S.Calisto
Luogo di ritrovo di culto nel cuore di Trastevere.

Questo grido di dolore dei viaggiatori dura da un anno senza data certa di fine.

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